Ebbene si, a me è toccata la direzione artistica della cena-evento dal titolo ‘ A cena con l’arte’ e spero che abbiate, almeno la maggior parte di voi, condiviso le mie scelte. Ho già avuto modo di spiegare il senso di un tema così intrigante. Quindi, mi limiterò a chiarire alcune questioni che, per le ragioni più diverse, non siamo riusciti a fare, come direzione artistica, durante la serata.Qualcuno si sarà chiesto come mai, nel tema, non abbiamo fatto riferimento alle avanguardie artistiche del ‘900. Soprattutto, per i frequenti riferimenti che, ai più, non sono passati inosservati. Innanzitutto perché non volevamo, in qualche modo, dare al consesso un carattere specialistico, per addetti ai lavori. La serata era destinata ad un pubblico vario e quindi doveva essere accessibile a tutti. Nel contempo, trattandosi di una cena a tema non potevamo tralasciare l’aspetto principale che, comunque, restava quello gastronomico. Il giusto compromesso, per conciliare gli aspetti gastronomici con quelli culturali, ci era sembrato essere quello di una doppia presentazione dei piatti. La prima, più consueta, di descrizione tecnico-culinaria e la seconda, più speculativa, di spiegazione dei riferimenti alle correnti e ai movimenti artistici presenti in tutte le pietanze presentate. Purtroppo, alcune circostanze particolari celo hanno impedito. Di questo chiediamo scusa, ma le intenzioni erano altre. Avevamo pensato ad uno spazio dedicato agli artisti ma per la forzata indisponibilità di uno di loro e al quale non valevamo fare torto, ci siamo accontentati di un intervento en passant di quelli presenti.
Quindi, una direzione artistica che si è potuta esprimere solo a metà e che però non ha impedito la progettazione del menù pensato come un’opera di Piet Mondrian, o il recupero di una tipica scomposizione ‘cubistica’ così come proposto nel primo antipasto il quale, provocatoriamente, faceva l’occhiolino, nel titolo, ‘all’ortocubo’, improbabile piatto futurista a base di ‘…cubetti di sedano di Verona fritti e cosparsi di paprica,cubetti di carote,piselli lessati con cipollini d’Ivrea e barrette di fontina con i cubetti che non dovevano superare 1 cm3’. (1) Non ci ha impedito una laboriosa costruzione del secondo antipasto il quale si rifaceva ad un’opera del noto pittore e poeta DADA Kurt Schwitters, (Bild mit Kugel und roter Schwingung) tra le altre cose, precursore delle moderne installazioni(2).
Col primo piatto ci siamo ispirati al Surrealismo (3), risolvendo brillantemente l’obiettivo che c’eravamo prefissi, attraverso una convincente composizione rappresentata da questa ‘scacchiera’ gialla e nera del raviolo e con gli sbuffi di tagliolini croccanti, cromaticamente diversificati, adagiati su una salsa di zucchine e vongole. Un altro piatto di grande suggestione compositiva è il ‘Pesce Futurista’ (4) che, tra l’altro, si ispira al un piatto vegetale dal nome particolarissimo ‘Percazzottare’.
Il piatto finale ‘Dolcezza Metafisica’, mima una composizione onirica e al tempo stesso enigmatica.(5)
Sergio Manfreda
Note
(1)Il cubismo, movimento artistico francese - Parigi 1907, si pone, come obbiettivo principale, quello di proporre al fruitore dell’opera diversi punti di vista e per fare questo scompone e rincompone le superfici pittoriche in forma astratta.
(2)Il movimento DADA - Zurigo 1916 - si caratterizza per un un’ossessiva ricerca di libertà creativa e rifiuto del passato, perseguito con ogni mezzo.
(3)Il movimento surrealista nacque negli anni ’20 in Francia e tra le sue peculiarità vi fu l’aspirazione verso l’irrazionale. Quindi, combinando una raffigurazione della non realtà con tecniche inusuali - collage e quadri di sabbia - propone una visione realistica dell’inconscio.
(4)Il futurismo fu un movimento artistico nostrano (1909) del quale Filippo Tommaso Marinetti ne rappresentò l’interprete più conosciuto. Caratterizzato, fin da subito, come ‘movimento trasversale’ ne furono influenzati poeti, pittori, architetti e finanche chef. Infatti, fu anche redatto un Manifesto della cucina Futurista (Marinetti,Fillia). Fu senz’altro un baluardo contro la cultura di stampo accademico tacciata di ‘passatismo’.
(5)Elementi salienti della pittura metafisica, (1910) che ebbe con G. De Chirico una delle sue massime espressioni, sono i caratteri enigmatici, spesso con la presenza di paesaggi urbani rappresentanti da piazze ‘arredate’ con statue classicheggianti, dove aleggiano il mistero, l’imponderabile e un senso allucinogeno.
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